La canapa e l'uomo: una storia lunga 10 mila anni

Usata sin dai tempi della Mesopotamia, questa pianta è stata ritenuta vitale dall'uomo fino alla prima metà del Novecento

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Staff Green Therapy 26/10/2021 0

Quando si parla di canapa spesso si ignora il fatto che questa sia una delle prime piante utilizzate dall'uomo. Il suo utilizzo è iniziato circa 10 mila anni fa, quando i popoli dell’antica Mesopotamia e quelli nomadi della Cina scoprirono la versatilità di questa piantagione e la utilizzavano per gli scopi più svariati: dalla creazione di tessuti per vestirsi e coprirsi grazie alla resistenza delle sue fibre, alle proprietà medicali ed analgesiche che la rendevano una pianta utilissima anche in campo farmaceutico. Questa sua flessibilità ed adattabilità d’uso deriva dalla sua composizione chimica: seppur provengano entrambe dalla stessa famiglia, esistono due tipi di canapa utilizzate per destinazioni d’uso diverse; la principale e fondamentale differenza è data dal contenuto più o meno alto di Thc, la sostanza che rende la canapa una sostanza psicoattiva e che è conosciuta più comunemente con il nome di “marjuana”. Esiste, al giorno d’oggi,  un pregiudizio fortemente radicato nei confronti dei prodotti derivanti dalla canapa: ma tutto ciò deriva principalmente dalla mancanza di cultura e dalla scarsità di informazioni sull’argomento.

Gli usi della canapa nei secoli

Nella storia la canapa era una delle piantagioni fondamentali per la vita in comunità di diversi popoli: primi tra tutti gli abitanti del Nord America nel 1600; si produceva canapa per confezionare abiti in fibra di canapa, infatti veniva definita“la regina delle piante da fibra”. La produzione commerciale di canapa in occidente è decollata nel XVIII secolo, anche se nell’Inghilterra orientale si coltivava già nel XVI secolo. La resistenza di questa pianta è stata impiegata anche nel settore nautico per cucire le vele per le barche e per creare corde a scopo nautico e domestico. Un’altra attività molto diffusa tra i coloni del Nord America, era la produzione di olio di canapa che si otteneva dalla premitura dei semi. Questa lavorazione era destinata sia alla canapa che al lino e rappresentava una fonte di sussistenza per l’intera comunità che viveva in condizioni non dignitose. La frantumazione o la premitura di questi semi era ben organizzata: esisteva una pressa che ospitava in un incavo i semi oleosi e che veniva poi chiusa con un blocco rotondo che pressava sui semi e da questi fuoriusciva l’olio. Poi, nel 1900, la canapa è stata protagonista della prima vera rivoluzione ecologica: Henry Ford creò la Model T, un prototipo di automobile interamente realizzata con i derivati della pianta di canapa ed era alimentata da etanolo ottenuto anch’esso dalla canapa.   

Illegalità e versatilità d’uso: la proibizione della canapa è una contraddizione?

Come può una pianta così utile e versatile, dover rientrare tra le coltivazioni considerate illegali? Eppure questo fu il destino della canapa, che nel 1937 negli Usa venne proibita, portando via con sé un mercato che aveva raggiunto livelli altissimi e che i benpensanti consideravano un pericolo per la società. Tutti i prodotti associati alla canapa vennero banditi e la questione arrivò addirittura all’Ufficio Federale degli stupefacenti degli Stati Uniti, il quale fece di tutto per portare avanti l’illegalità del prodotto, riuscendo a far approvare l’atto. Negli anni ci furono dei passi indietro, poi delle prese di posizione contrarie alla canapa, dovute anche agli eventi storici susseguiti nel corso degli anni: campagne denigratorie che assimilavano la coltivazione della canapa al fumo della marjuana e a comportamenti sessuali promiscui. Le sue caratteristiche naturali, come la resistenza, la proprietà di adattamento, la velocità di crescita e la facilità di averne in abbondanza erano visti dalle industrie concorrenti come una vera e propria minaccia. La pianta di Canapa fu associata alla droga, diventando marijuana; nel 1936 il film di propaganda “Reefer Madness” mostrava situazioni terribili e scandalose, che venivano collegati all’atto di fumare la marijuana e quindi alla canapa.

 In ogni caso la coltivazione di canapa venne proibita e riuscirono solo a sopravvivere piante e coltivazioni spontanee che hanno subito anche in parte delle modificazioni genetiche negli anni.

La canapa in Italia

Sin dai primi anni del Novecento, in Italia la canapa era uno dei prodotti più coltivati e più redditizi. Grazie alla qualità della canapa prodotta, l’Italia divenne il secondo produttore mondiale e diventò il primo fornitore della marina britannica. È una pianta particolare, perché cresceva su terreni difficili da coltivare con altre piante industriali (terreni sabbiosi e zone paludose nelle pianure dei fiumi), era la più adattabile e quella più a buon mercato.

Dalla canapa si estraggono sostanze “oleose” (all’epoca servivano per illuminazione ed energia), “fibrose” (per le fibre tessili, vestiti, carta, corde) e poi si potevano ottenere anche “alimenti” (farinacei e mangime per gli animali).

La canapa prodotta nel nostro paese all’epoca equivale e supera l’intera produzione mondiale odierna. L’Italia si distingueva per la qualità della sua fibra, soprattutto in città come Ferrara e Bologna, che divennero molto famose grazie alle grandi coltivazioni di canapa tessile di ottima qualità. Non solo Bologna e Ferrara: c'erano coltivazioni di canapa anche in Liguria, Toscana, Umbria, Salerno, Napoli e in Sicilia. Allora cosa è successo? Perché in Italia la coltivazione ha subito questo blocco improvviso? Ad influenzare la sospensione della produzione di canapa, la diffusione di fibre tessili alternative e meno costose, come il nylon, per cui le fibre naturali sono diventate un prodotto sempre più di nicchia, fino a scomparire definitivamente. La canapa, come detto precedentemente è anche sostanza considerata illegale. Per cui, le leggi antidroga hanno fatto il loro corso e hanno messo al bando la canapa. Però, la legge 242 del 2016, consente la produzione e la commercializzazione delle piante di canapa con una concentrazione di Thc inferiore dello 0,2%. In breve per le varietà che rispettano questo requisito la coltivazione e la produzione sono consentite e non necessitano di alcun tipo di autorizzazione. Se invece il contenuto di Thc è compreso tra lo 0,2% e lo 0,6% che equivale alla tolleranza, al coltivatore non viene riconosciuta nessuna responsabilità legale. Quando, infine, la percentuale di Thc supera il limite massimo dello 0,2%, le autorità giudiziarie possono sequestrare e distruggere le piante in questione. La legge in Italia vieta sempre le importazioni non rientranti nel catalogo europeo. Oggi la canapa o cannabis non è considerata sempre illegale: rispettando alcuni parametri ed alcuni casi di utilizzo, la canapa è usata in campo farmacologico-medicale per trattare casi di dolore fisico derivanti da malattie o trattamenti farmacologici. Esistono delle leggi a favore dell’uso legale della cannabis che spiegano nello specifico in quali casi si può usare. La maggiore sensibilità del mondo al tema ambientale ha fatto sì che ci si focalizzasse soprattutto sulle sostanze naturali ed ecosostenibili e sulla capacità della coltivazione di canapa di assorbire dal terreno metalli pesanti.

La canapa negli altri paesi

L’Italia ad oggi ha perso il primato di produttore di canapa, venendo superata dalla Francia con 11 mila ettari di terreno dedicato a questa coltura. La pianta di canapa è anche molto resistente alle aggressioni degli insetti e ai parassiti, per cui è una pianta che ha un numero importante di pregi. Negli Stati Uniti, invece, è ancora illegale coltivare canapa industriale per venderla, infatti la Drug Enforcement Administration (DEA) limita l’importazione di semi di canapa industriale, pur essendo legale del tutto sia per motivi di ricerca universitaria, sia in agricoltura. In Canada, infine, la canapa è stata legalizzata anche a scopo ricreativo.

La pianta di canapa è la vera scoperta

Negli ultimi anni l’interesse verso la canapa e verso i prodotti naturali sta avendo larga diffusione. Studi e approfondimenti evidenziano come la canapa possegga proprietà benefiche nei semi e nei loro derivati, prodotti ricchi di acidi insaturi Ωmega 3-6- e di proteine vegetali. In particolare in Italia esistono pochissimi esemplari di piantagione di canapa di qualità superiore ma oggi si importano per lo più varietà adatte alla raccolta del seme. Se dovesse ripartire, la coltura della canapa potrebbe essere un vero stimolo per gli agricoltori per differenziare e ruotare le coltivazioni, portando avanti guadagni e produzione di pregio.

 





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Staff Green Therapy 15/11/2021

Studi a sostegno della cannabis

Che la canapa sia una delle piante più utili in assoluto è una cosa nota da migliaia di anni (in questo articolo potete leggere come sia presente nella storia umana da sempre), ma da alcuni decenni ci sono tanti studi scientifici che ne attestano l'utilità in ambito medico. Vediamo i principali quali sono:

Studio sull'utilià della cannabis nell'epilessia refrattaria

L’ennesima prova scientifica degli effetti benefici del CBD in casi di epilessia pediatrica resistente ai farmaci tradizionali, è arrivata da uno studio scientifico da poco pubblicato sulla rivista Epilepsy & Behavior, realizzata dai ricercatori dell’ospedale pediatrico del Centro medico universitario di Lubiana, in Slovenia. Secondo un’analisi dei dati di 66 bambini con epilessia, che hanno ricevuto una dose giornaliera di almeno 8 mg di CBD per kg di peso corporeo in aggiunta ai farmaci standard che già assumevano, il 48,5% ha avuto un miglioramento di oltre il 50% riguardo il numero delle convulsioni, il 21,2% non ha più avuto convulsioni. Gli autori hanno concluso che “il CBD è risultato avere potenziali benefici come terapia aggiuntiva per l’epilessia refrattaria durante l’infanzia, principalmente riducendo il numero di crisi“.

Studio sull'utilià della cannabis con l'Alzheimer

Tra i tanti studi sulla cannabis e l'Alzheimer segnaliamo quello del Salk Institute (California), che sostiene che dalla cannabis può arrivare un aiuto per trattare l’Alzheimer: i suoi componenti infatti combattono e aiutano ad eliminare la proteina tossica beta amiloide, che causa questa forma di demenza. Anche se già altri studi avevano dimostrato che i cannabinoidi possono avere un effetto neuroprotettivo contro i sintomi dell’Alzheimer, aggiunge David Schubert, coordinatore dello studio, “il nostro è il primo a dimostrare che hanno effetto sia sull’infiammazione che sull’accumulo di beta amiloide nei neuroni”. Lo studio, i cui risultati preliminari sono stati pubblicati sulla rivista Aging and Mechanisms of the Disease, (partner di Nature, una delle più importanti riviste scientifiche al mondo ) è stato condotto su neuroni coltivati in laboratorio ma secondo gli autori questa scoperta potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuove armi terapeutiche contro la malattia: ad ogni modo i ricercatori invitano alla cautela, sottolineando che i cannabinoidi dovranno essere testati all’interno di trial clinici. Secondo uno studio del 2014 pubblicato sulla rivista European Journal of Medicinal Chemistry dai ricercatori dell’Istituto di Medicina del Consiglio superiore di ricerca scientifica spagnolo (CSIC), i cannabinoidi possono migliorare la vita dei pazienti affetti dal morbo di Alzheimer. I cannabinoidi agiscono su percorsi specifici presenti anche nel cervello chiamati recettori e, secondo il team, precedenti studi sul ruolo dei cannabinoidi nel morbo di Alzheimer suggeriscono una serie di vantaggi. Nei recettori CB1 la loro attività sembra preservare le funzioni cognitive mentre nei recettori CB2 può aiutare a proteggere il cervello.

Studio sull'utilià della cannabis con il Parkinson

Secondo uno studio del 2014, condotto da un team di ricercatori brasiliani e pubblicato sul Journal of Psycopharmacology, il trattamento giornaliero a base di cannabidiolo ha migliorato il benessere e la qualità di vita di alcuni pazienti affetti da morbo di Parkinson. A 21 pazienti sono state somministrate capsule di gelatina contenenti CBD, per un periodo di 6 settimane. Le dosi erano tre: 300mg al giorno, 75mg al giorno ed un placebo. I migliori risultati sono stati registrati sui pazienti che avevano assunto la dose da 300mg. Secondo i ricercatori: “I nostri risultati indicano un possibile effetto del CBD nel migliorare la qualità della vita nei pazienti con Pakinson senza comorbidità psichiatriche; tuttavia, sono necessari studi con campioni più grandi e obiettivi specifici prima di poter trarre conclusioni definitive”.

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Staff Green Therapy 03/11/2021

La Cannabis terapeutica nel difficile percorso tra legalità e conservatorismo

La cannabis per uso medico in Italia, rappresenta ormai una prassi adottata nelle strutture sanitarie e prescrivibile e ritirabile in farmacia. La sua assunzione produce un effetto analgesico, contribuendo ad alleggerire il dolore fisico di alcune malattie e di particolari trattamenti di cura farmacologica. Ciò che differenzia la canapa legale da quella per uso non farmaceutico, è la concentrazione dei suoi componenti: del Cbd (metabolita non psicoattivo della cannabis che produce effetti sedativi e rilassanti) e del Thc (sostanza psicotropa presente nella cannabis). Nella cannabis terapeutica, la loro presenza corrisponde al 5.6% per il Thc e al 8.6% per il Thc.

Chi può usarla e qual è il suo costo?

Nell’ordinamento italiano è stato precisamente descritto in quali casi la cannabis legale per uso medico è ammissibile: “dolore cronico e quello associato a sclerosi multipla oltre che a lesioni del midollo spinale; alla nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV; come stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa; l’effetto ipotensivo nel glaucoma; la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette”. In particolare, ci si riferisce a questo genere di malattie perché ad esse sono associati trattamenti farmacologici intensi e che provano particolarmente fisico e tenuta psicologica del paziente. 

La canapa legale come prodotto terapeutico, ha un costo che varia dai 15 ai 17 euro al grammo e il DM 9/11/2015, il decreto che regola la “rimborsabilità dei farmaci” a base di cannabinoidi, prevede che tale gestione venga affidata ai “singoli sistemi regionali”. Una decisione che però provoca non poche disparità tra Regioni diverse.

È interessante sapere, infine, quali sono gli obblighi per il medico che prescrive la quantità di cannabis al paziente e per il farmacista che la produce e la consegna:

Obblighi per il medico sulla prescrizione di canapa legale

La legge 94/98, che parla di off-label, prevede che il medico possa prescrivere preparati galenici a base di Cannabis Flos in particolati casi:

  • Secondo l’articolo 3 il medico può, sotto la sua diretta responsabilità, impiegare un medicinale con indicazione diversa da quella autorizzata se ritiene che stando a dati documentabili, questo impiego possa essere efficace
  • Invece l’articolo 5 prevede che il medico possa prescrivere preparazioni galeniche al farmacista se le sostanze siano inserite nelle farmacopee dell’Unione Europea (e la cannabis è inserita nella farmacopea italiana), inoltre il medico deve ottenere il consenso del paziente per effettuare il trattamento e deve specificare nella ricetta le particolari esigenze che lo hanno spinto a fare quel tipo di richiesta per il suo paziente.
  • Nella ricetta deve essere riportato un riferimento alfanumerico che permetta di poter risalire al paziente (perché non è permesso inserire le generalità del soggetto per motivi di privacy

Obblighi per il farmacista che consegna al paziente la canapa legale ad uso medico

  • Deve tenere nota di tutti i movimenti in entrata ed in uscita nel Registro di carico e scarico degli stupefacenti, organizzando ogni pagina per ogni varietà acquistata.
  • Deve riportare sull’etichetta la dicitura: “Soggetto alla disciplina del DPR 309/90 e succ. modifiche. Tab II, sez. B”.
  • Ha l’obbligo di segnare sulla ricetta la data di dispensazione ed il prezzo, apponendo il timbro della Farmacia e la propria firma.
  • Può consegnare il prodotto solo a persona maggiorenne, che non abbia infermità mentale.
  • Ha l’obbligo di conservare la ricetta per due anni dal giorno in cui effettua registrazione sul registro di carico e scarico.
  • Il Farmacista deve provvedere ad inviare mensilmente copia delle ricette alla ASL o all’Azienda Ospedaliera di appartenenza e queste ultime le inoltrano al Ministero della Salute

 

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Staff Green Therapy 03/11/2021

La canapa ad uso medico: quello che c'è da sapere

L’Italia ha assunto negli ultimi anni una posizione relativamente liberale nei confronti dell’uso della canapa e lo fa privilegiando la sua legalizzazione per uso medico. Dal 2013 la legislazione riconosce la libertà di consumare canapa legale come terapia per il dolore rispetto agli effetti sulla salute che derivano da patologie serie. La cannabis legale non è accreditata come medicinale, piuttosto si può definire come prodotto fitoterapico ad azione sintomatica, che diventa utile nei casi in cui il paziente ne senta realmente la necessità.

Quali sono le patologie trattabili con la canapa legale?

Malattie come la sclerosi multipla, le lesioni del midollo spinale, il dolore cronico dovuto a malattie cancerose, la chemioterapia, la sindrome di Tourette, la radioterapia, le terapie per l'Hiv,  morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, l’anoressia sono solo alcune delle patologie descritte come trattabili con la canapa legale. È bene evidenziare, però, che il suo utilizzo viene raccomandato nel caso in cui la soluzione farmacologica non riuscisse a produrre miglioramenti della condizione generale del paziente.

Il Cannabidiolo (CDB): la sostanza che ha rivoluzionato l'uso della cannabis 

Il CBD (cannabidiolo, ovvero la sostanza che produce effetti rilassanti ed analgesici) è al centro delle ricerche sulla materia ed è stata una vera novità ed una rivoluzione soprattutto nel campo medico. Gli studi su quella sostanza tanto affascinante quanto sconosciuta, si sono concentrati a partire dagli anni '40, quando il CDB venne isolato per la prima volta da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Chimica dell’Università dell’Illinois. In particolare, divennero popolari gli studi di Roger Adams, Madison Hunt e J. H Clark. Nonostante gli enormi progressi a riguardo, per fornire prove inequivocabili sul CDB ci vollero altri 23 anni grazie ai risultati di Raphael Mechoulam che ad oggi è considerato il padre della ricerca sui cannabinoidi. Il medico, insieme ai suoi collaboratori, nel 1963 identificò la struttura esatta del CDB e nel 1964 isolò per la prima volta il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) definendo le basi per lo studio della ricerca della canapa in medicina. 

Gli effetti della canapa legale per uso medico

Il principio della cannabis CBD (il cannabidiolo) provoca sul corpo una sorta di “effetto placebo” che dona sollievo rispetto ai sintomi di fastidio conseguenti principalmente ai trattamenti. Una volta provato, in base alla modalità di assunzione e alla quantità consigliata in ciascun caso specifico, permette al paziente di provare meno sofferenza fisica.

 A differenza degli altri paesi d’Europa, in Italia l’utilizzo della cannabis legale per uso terapeutico rappresenta una prassi ricorrente. Eppure, chi è costretto ad iniziare tale terapia, non sa bene dove e come trovarla, come assumerla e se ci sono delle limitazioni di età. Per fare chiarezza sull’argomento, bisogna concentrarsi su un quesito per volta:

La cannabis ad uso medicale si trova in farmacia e viene prescritta dal medico abilitato tramite prescrizione magistrale non ripetibile (Rnr). Non in tutte le regioni è possibile richiederla, poiché esistono strutture non abilitate a farlo. Nella maggior parte dei casi, però, l’uso della cannabis a scopo medico viene somministrata nelle strutture ospedaliere, quando il paziente si trova in una condizione di salute precaria e non c’è molto altro da fare. In ogni caso la preparazione della canapa per il paziente può essere fatta in tutte le farmacie con un laboratorio galenico attrezzato perchè si tratta di prodotti naturali e prodotti terapeutici

Come viene consegnata al paziente?

Ciascuna farmacia non può distribuire al paziente la quantità standard preparata e conservata nei flaconi. Per cui è importante far riferimento alla dose descritta nella prescrizione e definita in base alla patologia del soggetto.

Come assumere la quantità prescritta dal medico?

Con le cartine attraverso i decotti, mediante i vaporizzatori che trasformano la materia vegetale in vapore; usate sono anche le tinture alcoliche, le capsule da ingestione, le supposte, le creme e il gel transdermico, infine, più discussa e meno affidabile per via degli effetti poco chiari, la somministrazione tramite gocce di olio d’oliva alla cannabis.

Infine, parlando di limiti di età …

I risultati derivanti dall’uso medico della cannabis sono in alcuni casi molto efficaci, per cui il paziente trae un buon beneficio dal suo utilizzo. Non esistono limiti di età precisi, ma ovviamente la cannabis non può essere usata facilmente come terapia da rivolgere a bambini o adolescenti, ancor meno a donne in gravidanza. Essendo soggetti più fragili, bisogna far attenzione ed utilizzarla solo in casi considerati necessari.

La cannabis in questione, pur essendo ad uso esclusivamente medico, è una sostanza che se assunta in modo errato porta alla dipendenza. In aggiunta, può generare in rari casi anche effetti collaterali.

 

 

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